Florence!
Analisi, ricerche e informazioni sul Turismo Culturale in Sardegna e in Europa. Consulenze turistiche, mappe, guide, itinerari ed eventi culturali. Centro servizi escursioni in Sardegna. A cura di Francesco Manca. ke.manca@yahoo.it 340.0069191
Aritzo
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venerdì 14 settembre 2012
Itinerario interno Borgo ...
ITINERARIO – INTERNO BORGO
Viaggio
all’interno del piccolo borgo montano ai piedi del Gennargentu. Un breve ma
intenso percorso che ci immerge nella storia e nelle tradizioni millenarie
delle genti montane.
Ecomuseo
della Montagna Sarda e del Gennargentu – Carceri Spagnole Sa Bovida – Casa Padronale Devilla
- Chiesa San Michele Arcangelo – Chiesa Sant’Antoni
de Giaria – Murales in onore di Bachis Sulis – Casa del Pittore Mura –
Murales in onore della Carapigna – Sa Omo ‘e Geppinu.
Paese:
Aritzo (NU) – 796 m s.l.m.
Contesto:
centro abitato
Percorso: 3
Km circa
Durata: 2h
circa
Partenza dall’ufficio turistico in Corso
Umberto I, 55 – direzione
1 - Ecomuseo
della Montagna Sarda e del Gennargentu. Custodisce un ricco patrimonio
etnografico che documenta la cultura popolare della Barbagia. Sono circa 4000
gli oggetti esposti che raccontano il lavoro di pastori, contadini, artigiani e
attività femminili legate alla conduzione della casa. Unico nel suo genere è il
settore riservato alla Carapigna, un
sorbetto al limone che gli aritzesi preparavano con la neve ed esportavano in
tutta la Sardegna soprattutto in occasione delle sagre. (Ingresso al Museo €
2.00, compreso visita Carceri e Casa Padronale – orari estivi 10-13 / 15-19;
orari invernali 10-13 / 15-18). Dall’Ecomuseo, percorrendo Via Marconi, ci si
muove direzione
2 - Chiesa
Campestre di Sant’Antoni ‘e Giaria parrocchiale
dedicata a S.Antonio da Padova, che sorge nel quartiere basso del paese noto
come Giaria. Risalente probabilmente
al XV o al XVI secolo, ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti; di linee molto
semplici, all’esterno si presenta con la solita facciata a capanna sormontata
da un campanile a vela in pietra a vista. Ai lati vi sono due piccoli loggiati
mentre all’interno spicca un bell’altare ligneo del ‘600 recentemente
restaurato. Apre le porte ai fedeli soltanto in occasione della “tredicina”,
che ha il suo culmine con la festività del 13 Giugno. Le funzioni sono
particolarmente interessanti per i “Gozos” e i “Goccios”, i canti in dialetto
locale in onore del santo, composti nel 1600 e giunti fino a noi pressoché
immutati. Ripercorrendo in salita il tratto di strada e proseguendo per la via
Marconi, poco distante vi è la scalinata che ci congiunge con
3 – Vecchie
Carceri Spagnole “Sa Bovida” appartenenti
al sistema di reclusione presente in Sardegna tra il XIV e il XVI secolo. Non
si sa con precisione la sua origine ma possiamo inquadrare la struttura al
periodo della Sardegna Giudicale (1400) come prigione della curatoria della
“Barbagia di Belvì”. Struttura vecchia e massiccia, ubicata a ridosso del
centro storico, singolare forma di mura possenti costruite in pietra con malta
di fango e calce. Dall’arco a sesto acuto che mette in comunicazione la parte
bassa del villaggio con la parte alta deriva il nome, di origine spagnola, Sa Bovida (volta). Dotata di 2 celle
femminili, 1 maschile (a cui si accede tramite una botola) e 1 dormitorio, la
prigione aritzese mantenne una certa importanza fino al XIX secolo, rimanendo
in funzione come carcere mandamentale fino al 1936. Attraversando Sa Bovida e raggiungendo la parte alta
del paese, ci ritroviamo subito a contatto con
4 – Chiesa
patronale di San Michele Arcangelo di stile gotico aragonese/pisano
XIV-XV sec. L’edificio originario, di modeste dimensioni potrebbe risalire
addirittura al XI secolo. Probabilmente raso al suolo prima della successiva
ricostruzione, considerando che le ultime tracce vennero definitivamente
cancellate durante i lavori di restauro che ebbero termine il 30 settembre
1919. Sobria ed elegante nelle sue linee architettoniche col suo bel campanile,
la composta facciata e le finestre a strombo armoniosamente distribuite lungo
le navate. Sopra il portale d’ingresso si può ancora intravvedere l’affresco
del santo, opera del pittore Ghisso
di Cagliari. Da notare, agli interni, la presenza di due sculture lignee scolpite con la tecnica dell’Estofado de Oro sviluppatasi in Spagna
nei secoli XVI e XVII dove la superficie del legno intagliata viene ricoperta
da uno strato di foglie di oro zecchino e poi ridipinta con i colori a tempera.
Nella parrocchiale di Aritzo si trovano due statue decorate con questa particolare
tecnica: il San Cristoforo (A. Gallo –
1606) e il San Michele Arcangelo (maestri di bottega napoletana – XVII) patrono
del paese. Non appena si supera la Chiesa di San Michele, sempre
percorrendo il Corso Umberto I, sulla sinistra ecco il
5 – Murales
in onore di Bachis Sulis, poeta bandito.
Nato ad Aritzo nel 1795, studente nel capoluogo sardo
successivamente rientrato al paese per intraprendere il mestiere di insegnate,
a soli 23 è costretto alla latitanza per una ingiusta accusa di tentato omicidio.
La sua vita da latitante dura ben 12 anni e a causa di ciò è considerato il
Poeta bandito di Barbagia. Bachisio Sulis fu un uomo colto e le sue poesie sono
ricordate come vere e proprie denunce
contro il potere e il clero. Dopo la sua morte la sua corposa opera andò quasi
del tutto distrutta a causa della sorella che, istigata dai preti del paese,
diede fuoco ai diversi manoscritti. Scrisse anche toccanti poesie d’amore
dedicate alla sua amante che, per mille vicissitudini non poté mai avere come
sua sposa. Bachis Sulis morì nel 1838 all’età di 43 anni ucciso da un colpo di
fucile esploso da dietro una siepe. Proseguendo l’itinerario, a 200 m sulla
sinistra sempre nel Corso Umberto I, ci troviamo un altro
6 – Murales che
ritrae gli artigiani della “Carapigna” l’antichissimo sorbetto, tipico
del paese di Aritzo, come già descritto e illustrato presso l’Ecomuseo.
Risalente con probabilità ai primi anni del 1600 risulta essere una soluzione
di acqua, zucchero e limone che viene lavorata con particolari utensili, tutta
a mano, con tecniche inalterate da ormai quattro secoli. Fronte al murales, ci
si imbatte con il maestoso edificio del
7- Castello
Arangino costruito nel 1917e appartenuto all’omonima famiglia, situato
lungo la via principale del paese rientra nel modello di tipo medievale
(neogotico), ampiamente diffuso nelle abitazioni signorili e nelle ville
costruite nel XIX e XX secolo. Si tratta di un elegante palazzo in pietra, con
eleganti interni arricchiti da splendidi arredi e decorazioni ornamentali.
L’ingresso è costituito da un elegante arco a sesto acuto chiuso da un bel
cancello in ferro battuto che immette all’atrio scoperto. Sul lato destro è
visibile un elegante balcone con copertura in tegole. All’interno del cortile è
posta una scalinata che conduce al palazzo, provvisto di aperture ad arco acuto
e con terminale arricchito da eleganti merli. All’interno sono presenti anche
decorazioni dipinte a stucco. Un tempo dietro l’edificio, si apriva un parco
con interessanti specie botaniche, ora smembrato e venduto per essere
lottizzato. Dal castello si prosegue per le vie interne del paese per
raggiungere
8- Sa Omo ‘e
Maria Frau de Geppinu classica casa montana con balcone ligneo,
diffusissima pratica di costruzione utilizzata in Barbagia fino a poco tempo
fa. Di probabile impronta toscana, del periodo medievale, si diffuse nelle zone
montane ricche di legname. Grazie all’abbondanza del castagno (che si presta
tantissimo a questo tipo di lavoro), Aritzo ne ebbe tantissimi e variegati
particolari come l’esemplare in questione. Proseguendo la Via Bachis Sulis
all’interno dei viottoli di Bijinau ‘e
Susu ci dirigiamo verso la
9 – Casa
Padronale Devilla, complesso architettonico che conserva intatto
il nucleo originario che può essere datato intorno al XVII secolo che rispetta
i canoni della tipica casa di montagna del Gennargentu, dalla vecchia balconata
in legno, sostituita al piano terra dal portico e al piano superiore da un
corridoio chiuso. Si conservano ancora le bellissime doppie mensole in legno
intagliato. Al piano terra cortile pavimentato con antico ciottolato in pietra
locale contornato da un portico con le arcate aperte che corre sui tre lati dai
quali si accede ad ambienti posti a quote diverse. Nella zona notte, la parte
più antica della casa, le cinque camere da letto. Il secondo piano ed il
sottotetto accolgono gli ambienti utilizzati un tempo dalla servitù ed altri
adibiti a ripostiglio. Gli ambienti sotto le arcate coperte erano in passato
adibiti alla trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli. Attualmente
Casa adibita a museo. Prima di far rientro al punto di partenza, a pochi metri
di distanza raggiungiamo la
10 – Casa
del Pittore Antonio Mura, vecchia casa su due livelli, costruita
intorno ai primi anni del ‘900 residenza del pittore Antonio Mura, che fece la
sua fortuna di artista tra Aritzo, l’isola e il continente. Pittore ed incisore
tra i migliori artisti sardi del ‘900, si distinse nell’esecuzione di opere
sacre. Dei tanti realizzati si ricorda quello eseguito a Roma nel 1937 a
cardinale Pacelli (poi Papa Pio XII). Realizzò anche una ventina di Pale
d’altare tra il 1942 e il 1970 che si trovano in varie chiese in Sardegna e a
Roma. Come pittore il suo nome in Sardegna è legato alla Basilica di NS di
Bonaria di Cagliari, per la quale realizzò sei pale d’altare. Dalla Casa del
Pittore Mura si rientra verso l’ufficio Turistico (50 m circa) per la
conclusione dell’itinerario.
____________________________________________________________________________________________________________
Contaminazioni ...
Fenomeni,
eventi e scambi culturali ibero – barbaricini.
Da sempre ritenuta una delle zone più
impervie ed inaccessibili dell’isola già dai tempi della dominazione Punica,
documentata dai Romani come zona di battaglia e di difficile penetrazione,
anche all'occhio dei conquistadores spagnoli,
la Barbagia[1]
si pone come arduo e inconquistabile territorio.
Forse mitologia, frutto di quella “tradizione
orale” che nell’isola coinvolge a dismisura le masse popolari, forse una sorta
di “strumentalizzazione storiografica” effettuata dal governo sabaudo volta a
denigrare i quattro secoli di presenza iberica, fino ai primi del Novecento, la
dominazione, ma soprattutto l’interscambio degli spagnoli con le zone
dell’interno veniva tralasciato o tenuto nascosto; e tradizione popolare vuole,
che sia degli spagnoli il detto più famoso nei confronti della presunta
disomogeneità delle genti isolane: «Pocos, locos y mal unidos»[2].
Per fortuna, grazie all’evoluzione delle
Università sarde, la presenza sempre più grande di menti attive nell’isola, e l’avvento
della modernità e della ricerca storico-scientifica si è arrivati a
riclassificare e valorizzare il contatto, l’interscambio, il compendio di tutte
le tracce che tutt’ora formano un continuum
tra le genti spagnole e le genti sarde delle Barbagie. A partire dagli anni Sessanta,
diversi ricercatori hanno cominciato a riscrivere la storia della Sardegna
ispanica con la dovuta obiettività d’analisi e con «una visione dei problemi
che guarda al di là del mare»[3].
La successiva “scoperta” della documentazione degli archivi di Barcellona e di
Simancas[4],
una documentazione straordinaria per qualità e quantità ma sino ad allora
ignorata a causa dell’isolazionismo della Spagna franchista[5] e
del “localismo culturale” degli studiosi sardi, ha consentito specialmente a
dei pionieri come Alberto Boscolo e Francesco Loddo Canepa[6]
d’avviare un sostanziale rinnovamento dei contenuti della ricerca storica
regionale. Grazie a studiosi quali
Francesco Manconi, Joaquìn Arce, Luigi Spano, Francesco Alziator, Francesco
Cesare Casula, Jordi Carbonell, Giulio Paulis e tanti altri; si è arrivati ad un ottimo livello di
analisi storiografico-scientifico che propone a grandi caratteri, costruiti con
solide basi, quanto è stato della Sardegna Spagnola e ciò che la Sardegna ha
proposto come contropartita, seppur obiettivamente inferiore, insieme al “congegno
magico” che forma una sorta di continuità che strettamente lega l’animo delle
due terre, riguardante diversi tratti e diverse composizioni della società.
Scrive Manconi: «il profondo radicamento della tradizione ispanica,
specialmente di matrice catalana, non riguarda soltanto le classi alte, la
nobiltà ed il clero. Anche i ceti popolari sono profondamente influenzati dalla
secolare appartenenza all’orbita della civiltà iberica. Non solo la cultura
popolare e la pratica religiosa, ma anche le consuetudini della vita civile ed
economica conservano tracce profonde della “spagnolizzazione” della Sardegna»[7].
Non a caso «nella non ricca ma significativa
letteratura di viaggio di Catalani in Sardegna fra Ottocento e Novecento è
ricorrente l’espressione di stupore, di sorpresa gradita, per intellettuali
come Eduard Toda y Guell e Ramon Violant y Simorra, di fronte a una continua
scoperta di analogie, di “eguaglianze”, di prestiti, di influssi inequivocabili
della civiltà catalana nella realtà della Sardegna, non soltanto a Cagliari e
ad Alghero, ma soprattutto nei più appartati villaggi dell’interno e della
montagna»[8].
Muovendo da queste significative
considerazioni, per l’elaborazione di questa tesi ho rivolto l’attenzione e il
mio interesse verso alcune località che durante l’epoca spagnola hanno
rivestito un’importanza chiave per la Corona d’Aragona prima e per i Re Cattolici
poi, mettendone in luce le “tracce principali”.
Prima di proporre il prospetto dei
Centri Urbani in questione, descrivo – seguendo l’impostazione adottata negli
studi dal prof. Alziator e dal prof. Joaquin Arce nelle rispettive
pubblicazioni[9]
– la classificazione generale per ambiti e categorie, nei quali si fa il punto
della situazione.
F.M.
[1] Leggendario nucleo della Sardegna più selvaggia, la regione
della Barbagia deve il suo nome ai Romani, che la chiamarono Barbaria perché
inconquistabile. Si distende tra Nuorese e Goceano a Nord e Gennargentu e
Mandrolisai a Sud, spartendosi nelle zone di Ollolai, Belvì, Bitti e Seùlo. All’interno di essa
i paesi presi in analisi in questa ricerca: Aritzo e Meana Sardo (Barbagia di
Belvì), Atzara (Barbagia Mandrolisai) Laconi (al confine tra Barbagia e
Sarcidano) e Seui (Barbagia di Seulo).
[2] Noto detto ricorrente in
Sardegna attribuito ai conquistadores spagnoli
dalla tradizione orale.
[3]
Francesco Manconi, Introduzione in
Francesco Manconi (a cura di), La società
sarda in età spagnola, Cagliari 1992.
[4] Comune spagnolo di 3.952 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia e León. Simancas fu sede dell'Archivio di Stato istituitovi dall'imperatore Carlo V e dal suo potentissimo segretario Francisco de Los Cobos nel 1540. La scelta di Simancas fu determinata
dalla sua vicinanza a Valladolid allora capitale amministrativa della Castiglia.
[5] Fu il regime politico dittatoriale instaurato in Spagna nel 1939 dal generale Francisco Franco e durato fino alla sua morte, avvenuta il 19 novembre 1975. La Guerra civile spagnola terminò ufficialmente il 1
aprile 1939, giorno in cui Franco annunciò la
fine delle ostilità, con la sconfitta della Repubblica.
[6] Alberto Boscolo (Cagliari, 1919 – Roma, 1987) è stato uno storico italiano studioso in
particolare della Sardegna medievale. Laureatosi nell' Università di Cagliari, diventò assistente nella Facoltà di
Lettere. I suoi interessi furono subito indirizzati allo studio dei rapporti
tra Sardegna e Spagna, e in particolare al
periodo giudicale e aragonese e su queste tematiche, che continuerà
ad approfondire per anni, diventerà una sorta di capo scuola. Francesco Loddo Canepa fu uno storico e alto funzionario
di Stato. Nacque a Cagliari nel 1887. Si laureò in giurisprudenza nel 1909.
Assunto nell'Amministrazione degli archivi di stato di Torino, conseguì nel
1914 il diploma in paleografia ed archivistica.
[7]
Francesco Manconi, La società sarda in
età spagnola,Cagliari, 1992, Introduzione..
[8] Francesco Manconi, L’eredità culturale, in Jordi Carbonell,
I Catalani in Sardegna, Pizzi,
Cinisello Balsamo (MI), 1984, p 217.
[9] Francesco Alziator, Il folklore sardo, La Zattera, Cagliari,
1957; Joaquin Arce, La Spagna in
Sardegna, Cagliari, T.E.A., 1982.
Km. O - Origen de las carreteras radiales (MADRID)
Posta sulla pavimentazione della Porta del Sol la placca del "chilometro zero" di Madrid è una delle attrazioni più simpatiche e significative della città riportante la scritta "origen de las carreteras radiales".
E' facilmente raggiungibile a piedi o con la metro fino all'omonima fermata di Puerta del Sol.
Da questo punto partono e sono misurabili tutte le diramazioni delle città spagnole e tradizione vuole che allo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre in questa piazza sia di buon auspicio mangiare 12 chicchi d'uva al rintocco delle lancette.
E' facilmente raggiungibile a piedi o con la metro fino all'omonima fermata di Puerta del Sol.
Da questo punto partono e sono misurabili tutte le diramazioni delle città spagnole e tradizione vuole che allo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre in questa piazza sia di buon auspicio mangiare 12 chicchi d'uva al rintocco delle lancette.
giovedì 13 settembre 2012
Introduzione
… corso di Laurea in Operatore Culturale
per il Turismo, classe di Laurea in Scienze del Turismo numero trentanove,
Università degli studi di Cagliari, facoltà di Lettere e Filosofia.
Chiaro e diretto come annuncio, che
trovai grazie all’aiuto di un motore di ricerca, mentre navigavo sul web, alla
ricerca del corso di laurea per me ideale per il proseguo degli studi. Da
sempre affascinato dal mondo del turismo, dei grandi viaggi, mi sono
avvicinato, grazie a tantissime letture e visite dal vivo, a quel grandissimo,
immenso patrimonio storico – culturale che la Sardegna possiede. Cinquemila
anni di storia, a quanto pare. Mentre dal punto di vista degli studi storico
letterari possiamo adesso contare su una vasta bibliografia; non si può dire lo
stesso della proiezione di questo patrimonio sotto un punto di vista di
fruizione turistica.
Ecco perché, a parer mio, si può
definire questo patrimonio culturale come “nascosto”, “sconosciuto”, anche da
diversi abitanti dell’isola stessa.
Detto questo, dopo aver sostenuto e
superati i vari esami proposti dal piano di studio del corso, mi sono trovato
di fronte alla scelta di quale argomento portare all’attenzione della
commissione esaminatrice della prova finale; ed ho optato per una sorta di ricerca
scientifica, eseguita nei territori della Barbagia di Belvì, di Seulo e del
Mandrolisai 1 comprendente i paesi di Aritzo – Atzara – Laconi –
Meana Sardo – Seui; mettendo in risalto i legami e la continuità storica che
accomunano la nostra isola e in particolare i suddetti luoghi, con la penisola
Iberica; tutto ciò che la presenza Catalano Aragonese ha creato come forma di
sviluppo culturale.
La materia di svolgimento è Letteratura
Spagnola 2, scelta come base per poter lavorare alla ricerca, anche
perché ritengo che il periodo di dominazione catalano – aragonese nell’isola (nonostante
le varie contraddizioni di cui tutt’ora si sente parlare) sia stato probabilmente il più impellente e determinante nella storia culturale dell’isola. Tant’è che tutt’ora permangono evvidentissimi fattori culturali e non che sono spagnoleggianti; più di quanto la cultura italiana, in 150 anni di appartenenza ad essa abbia trasmesso.
<< La Sardegna, […] in termini tecnici, manca del passer italiae e abbonda del passer hispanolensis >> 3; così Joaquin Arce 4, nel suo ‘Espana en Cerdena’, tesi di dottorato effettuata e poi discussa nell’isola dove annota gli apporti culturali e testimonianze dell’influenza iberica nell’isola.
La ricerca riguarda in particolare i seguenti ambiti:
· Notizie storico – sociali;
· Arte
· Architettura
· Pittura
· Gastronomia
· Tradizioni Popolari
Ogni paese è presentato come una seria analisi e si propone come oggetto di fruizione turistica. L’obiettivo dichiarato di questa tesi, infatti, è fornire materiale a sufficienza per la costruzione di un futuro “Parco Culturale” con all’interno itinerari turistico – culturali, con tema principale proprio la cultura in comune tra Sardegna e Penisola Iberica; così da poter utilizzare il territorio come risorsa turistica; attraverso le nuove forme di turismo che si discostano dal turismo balneare, proposto e riproposto nell’isola, che sono quelle legate all’Heritage Tourism 5.
Prima di arrivare al risultato finale della ricerca ho ritenuto opportuno dedicare il primo capitolo alla storia della dominazione catalano – aragonese in Sardegna; fin dall’arrivo, a tutti gli eventi storici che ne seguirono, fino alla fine del regno e il passaggio ai Savoia.
La Tesi è successivamente articolata nel secondo capitolo che descrive tutte le forme possibili di fruizione turistica dei beni culturali, dal punto di vista dei parchi culturali, letterari e tematici, con alcuni esempi di essi e con le normative italiane ed europee in materia. Il terzo capitolo, che precede le conclusioni, riguarda il fulcro della ricerca, il lavoro pratico di analisi effettuato nei paesi precedentemente elencati.
Il tutto, con la speranza che un giorno il patrimonio storico – culturale dell’isola venga valorizzato come merita d’essere.
_________________________
1
Barbagia
di Belvì, Barbagia di Seulo e Barbagia del Mandrolisai, sono tre sub regioni
del centro Sardegna; di cui fanno parte diversi paesi della Provincia di Nuoro
e della Provincia di Cagliari.
2 Insegnamento
impartito dalla Prof.ssa Tonina Paba, docente associato anche di Letteratura
sardo – ispanica, presso la facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari.
3 Joaquin Arce, Espana en Cerdena, apporti culturali e
testimonianze della sua influenza. Editrice T.E.A., Cagliari, 1981, p.18
4 Docente e
scrittore spagnolo, nato a Gijon, nelle Asturie, nel 1923; già cattedratico di
lingua e letteratura italiana nell’Università di Madrid, Presidente
dell’Associazione italianisti in Spagna e vicepresidente dell’Associazione Internazionale
per gli Studi di Letteratura e Lingua Italiana. Lo scritto principale che
propone il lavoro di Arce per la Sardegna, risulta essere “Espana ec Cerdena”,
Apporti culturali e testimonianze della sua influenza, pubblicato per la prima
volta a Madrid nel 1960, ma precedentemente Premio Menendez Pelayo nel 1956
come tesi di Dottorato all’Università di Madrid.
5 Particolare
nuova forma di turismo culturale di origine anglosassone, oggi in rapida
espansione, Eredità come Patrimonio Turistico.
Prima di arrivare al risultato finale
della ricerca ho ritenuto opportuno dedicare il primo capitolo alla storia
della dominazione catalano – aragonese in Sardegna; fin dall’arrivo, a tutti
gli eventi storici che ne seguirono, fino alla fine del regno e il passaggio ai
Savoia.
La Tesi è successivamente articolata nel
secondo capitolo che descrive tutte le forme possibili di fruizione turistica
dei beni culturali, dal punto di vista dei parchi culturali, letterari e
tematici, con alcuni esempi di essi e con le normative italiane ed europee in
materia. Il terzo capitolo, che precede le conclusioni, riguarda il fulcro
della ricerca, il lavoro pratico di analisi effettuato nei paesi
precedentemente elencati.
Il tutto, con la speranza che un giorno
il patrimonio storico – culturale dell’isola venga valorizzato come merita
d’essere.
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